cucinare sano e facile
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Il racconto tratto da "I RACCONTI SUL CAGNOLINO E LA GATTINA"

di Josef Čapek,     Poldi Libri 2014

Come il cagnolino e la gattina                    si pulirono il  pavimento

 

Il tutto successe quando ancora il cagnolino e la gattina vivevano insieme. Avevano la loro piccola casetta ai margini del bosco e lì abitavano e volevano fare tutto come fanno i grandi. Però loro due non ci riuscivano sempre, perché avevano delle zampette piccole e maldestre, e su quelle zampette non avevano le dita come l’uomo, ma soltanto dei piccoli cuscinetti e sopra le unghiette. E perciò non potevano fare tutto come fanno le persone e non andavano a scuola, perché la scuola non è per gli animali, no davvero! Che credete? Quella è solamente per i bambini.

E così l’aspetto del loro appartamento lasciava un po’ a desiderare. Alcune cose le facevano bene e altre no, perciò a volte c’era anche un pochino di disordine. E così un giorno videro che il pavimento della loro casetta era molto ma molto sporco.

«Senti, cagnolino,» disse la gattina, «abbiamo il pavimento davvero sporco.»

«Anche a me sembra che sia già davvero sporco,» disse il cagnolino, «guarda qua! Le mie zampette sono tutte impiastricciate dalla sporcizia del pavimento.»

«Le hai davvero tanto sporche,» disse la gattina, «puah, che vergogna! Dobbiamo pulirlo, il pavimento. Sicuramente gli uomini non hanno un pavimento così sporco. Loro qualche volta lo lavano.»

«D’accordo,» le rispose il cagnolino, «ma come facciamo?»

«Ma se è così facile», disse la gattina. «Tu va a prendere l’acqua ed io penso al resto.»

Il cagnolino andò con la pentola a prendere l’acqua e la gattina tirò fuori dalla sua valigetta un pezzo di sapone e lo posò sul tavolo. Dopo andò a prendere qualcosa in dispensa; forse vi aveva messo via un pezzo di topo affumicato. Nel frattempo tornò il cagnolino con l’acqua e vide qualcosa sul tavolo. Lo scartò ed era una cosa bella rosa. «Ah, sarà qualcosa di buono», pensò il cagnolino, e siccome ne aveva voglia, si infilò tutta quella cosa in bocca e cominciò a masticarla.

Però il sapore era proprio cattivo. Nel frattempo tornò la gattina e sentì che il cagnolino sbruffava in modo strano. Lo guardò e vide che la bocca del cagnolino era piena di schiuma e dagli occhi gli colavano le lacrime.

«Santo cielo!» gridò la gattina, «che cosa ti sta succedendo, cagnolino? Ma tu devi essere malato! Hai la schiuma che ti cola dalla bocca! Che cos’hai?»

«Mah,» disse il cagnolino, «ho trovato qualcosa qui sul tavolo e ho pensato che fosse del formaggio o un pasticcino, allora l’ho mangiato. Però pizzica tantissimo e mi fa tanta schiuma in bocca.»

«Come sei stupido,» si arrabbiò la gattina, «quella era una saponetta! E il sapone serve per lavare, non per mangiare.»

«Acciderba!» disse il cagnolino, «allora è per quello che pizzicava così tanto. Aah! Ohi! Mi pizzica, mi pizzica!»

«Bevi acqua abbondante,» lo consigliò la gattina, «dopo non ti pizzicherà più.»

Il cagnolino si mise a bere, finché non ebbe bevuto tutta l’acqua. E sì che gli smise di pizzicare, però di schiuma ce n’era molta. Perciò uscì per asciugarsi il muso sull’erba e dopo dovette di nuovo andare a prendere l’acqua, perché l’aveva bevuta tutta e non ne avevano altra. La gattina aveva un soldino e andò a comprare una saponetta nuova.

«Questo non lo mangerò», disse il cagnolino quando la gattina portò il sapone nuovo, «però come faremo se qui non abbiamo neanche una spazzola?»

«Ci ho già pensato», disse la gattina. «Meno male tu hai addosso quei peli così grossi e ispidi come le setole di una spazzola, e così possiamo usarti per strofinare il pavimento.»

«D’accordo», disse il cagnolino e la gattina prese il sapone e la pentola con l’acqua, si inginocchiò per terra, prese il cagnolino come se fosse una spazzola e lo usò per strofinare tutto il pavimento. Il pavimento diventò tutto bagnato e non era veramente molto pulito.

«Dovremmo ancora asciugarlo con qualcosa di asciutto», disse la gattina.

«Allora sai una cosa,» disse il cagnolino, «io son tutto bagnato, ma tu sei asciutta e poi hai addosso un pelo così bello morbido, come se fosse un ottimo asciugamano! Adesso io ti prendo e ti userò per asciugare il pavimento.»

Prese la gattina e la usò per asciugare tutto il pavimento. Adesso il pavimento era lavato e asciutto, ma allo stesso tempo il cagnolino e la gattina erano bagnati e terribilmente sporchi per come avevano pulito il pavimento uno con l’altra, come se il cagnolino fosse una spazzola e la gattina uno strofinaccio.

«Caspiterina, come siamo conciati male!» si dissero quando si guardarono. «È vero che il nostro pavimento adesso è pulito, ma in cambio noi due adesso siamo sporchi! Certo che non possiamo restare così, ci deriderebbero tutti! Dobbiamo lavarci!»

«Ci laveremo come si fa il bucato», disse il cagnolino. «Tu gattina farai il bucato a me, e quando sarò lavato, allora io farò il bucato a te.»

«D’accordo», disse la gattina. Portarono dell’acqua nella tinozza e presero l’asse per lavare. Il cagnolino si infilò nella vasca e la gattina lo lavò. Lo strofinava su quell’asse così forte che il cagnolino la pregava di non premere tanto, perché gli si sarebbero potute accavallare le zampette. Quando il cagnolino fu lavato, nella tinozza ci saltò la gattina e il cagnolino le fece il bucato e la premeva così forte che la gattina lo pregava di non spingere tanto, altrimenti le avrebbe potuto bucare la pelliccia. Dopo si strizzarono l’un l’altra.

«E ora ci asciughiamo», disse la gattina. Prepararono il filo per il bucato.

«Prima tu appendi sul filo me e poi, una volta appesa, scenderò e appenderò te», disse la gattina al cagnolino.

Il cagnolino prese la gattina e la appese sul filo, come si appende il bucato. Non gli servivano neanche le mollette perché potevano reggersi su quel filo con le unghiette. Quando la gattina fu appesa, scese giù dal filo e appese il cagnolino.

Si erano stesi lì entrambi e il sole li illuminava ben bene.

«Siamo al sole,» disse il cagnolino, «presto saremo asciutti.»

E appena lo disse cominciò a piovere.

«Sta piovendo!» gridarono il cagnolino e la gattina, «il nostro bucato si bagnerà! Dobbiamo toglierlo!»

Velocemente saltarono giù da quel filo e corsero a casa, per ripararsi sotto il tetto.

«Piove ancora?» disse la gattina.

«Ha smesso ormai», rispose il cagnolino e davvero il sole splendeva di nuovo.

«Allora riappendiamo il nostro bucato», disse la gattina. Perciò andarono e si appesero nuovamente sul filo; prima il cagnolino appese la gattina e, quando fu appesa, scese giù dal filo e appese lei il cagnolino. E di nuovo erano stesi entrambi lì sul filo come se fossero della biancheria stesa, e si compiacevano che c’era di nuovo il sole e che il loro bucato si sarebbe asciugato bene! E di nuovo si mise a piovere.

«Piove, il nostro bucato si bagnerà!» gridarono il cagnolino e la gattina e corsero al riparo. Dopo uscì di nuovo il sole, allora si appesero sul filo, e poi si rimise a piovere, perciò scapparono, e dopo di nuovo c’era il sole e allora si appesero e così andarono avanti fino a sera. A quel punto entrambi erano già del tutto asciutti.

«Il nostro bucato è asciutto,» si dissero, «perciò lo mettiamo nel portabiancheria.»

Così si infilarono dentro il canestro portabiancheria; però dopo avevano già sonno, così si addormentarono e dormirono benissimo tutti e due dentro quel canestro fino al mattino.

                                                                                                                    FINE

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