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Michaela Sebokova

 

HO PERSO IL MIO MIGLIOR AMICO

 

Era già estate. Avete presente quando il sole picchia caldo e l’aria è piena di ronzio d’insetti? Era proprio un’estate così e Benny ne fu più che felice. Correre dietro alle farfalle e scoprire ogni giorno un gioco nuovo, insieme al suo miglior amico, erano il massimo che un cane meticcio come lui poteva desiderare.

Il miglior amico di Benny era il piccolo Gigi, un ragazzino pieno di lentiggini e con le ginocchia sempre sbucciate.

Anche adesso giocano insieme nei campi, mentre la mamma di Gigi sta sparecchiando il tavolino da picnic e il papà sta mettendo in macchina le canne da pesca. Quando la macchina è caricata e il papà seduto dietro il voltante, la mamma chiama:

«Gigi, vieni che dobbiamo andare!»

Il bambino arriva di corsa, con il suo amico a quattro zampe alle calcagna.

«Sali in macchina e allacciati la cintura», dice la mamma a Gigi. Il cane, Benny, attende pazientemente. Il suo posto è nella bauliera, bisogna che qualcuno gli apra lo sportello. Invece la mamma gli mette il guinzaglio e lo chiama con la sua voce dolce:

         «Vieni, Benny, andiamo a giocare.»

Con ciò lo guida fino ai cespugli vicini. Si ferma solo quando non si vede più la macchina, annoda il guinzaglio su un ramo basso, si volta e se ne va, senza dire una parola.

Benny rimane lì, in attesa, convinto che si tratti di un nuovo gioco. Tra poco sente il rumore sordo del fuoristrada; aumenta di giri, si allontana, scompare del tutto.

Dove mai saranno andati? Dove sarà andato Gigi, il mio miglior amico?’ si domanda il cane. Rimane fermo lì, legato al cespuglio, per diverse ore.

Ora sta già scendendo il buio, e il gioco di attesa non lo diverte più. Comincia a strattonare il guinzaglio, per svincolarsi. Dapprima non ci riesce. Poi, invece di sciogliersi, il nodo scivola dal ramo flessibile, e Benny si trova libero. Corre subito verso la macchina, verso dove qualche ora fa c’era la macchina, a bordo l’unica famiglia che ha mai conosciuto e Gigi, suo miglior amico. Però la macchina non c’è più. Rimangono le tracce di pneumatici nella polvere e qualche lattina abbandonata per terra. Quando il sole scende sotto l’orizzonte, Benny si rende conto all’improvviso di aver perso il suo miglior amico.

Oppure, ci sta che sia Gigi quello che ha perso il Benny? Infatti, non era il bambino a condurlo nell’ultimo gioco, quello di attesa tra i cespugli. Così Benny decide di andare a cercare il suo amico, per capire chi dei due si era perso e perché.

Camminando sulla strada sterrata, illuminata solo dalla luna, si ferma ogni minuto e si rivolge a destra e a sinistra:

«Ho perso il mio miglior amico. Qualcuno l’ha visto?» Erba gli risponde con una risatina soffocata, gli alberi con un sospiro rassegnato. Un gufo gli dice di non aver visto nessun amico perso, ma si raccomanda di non mollare, perché “Chi cerca, trova”.

Assetato e stanco, Benny continua a trotterellare nella polvere. Quando il buio diventa grigio e sta per albeggiare, il cane trova una strada asfaltata e raggiunge un gruppo di case. Speranzoso, si affaccia in ogni cancello e chiede senza sosta a tutti i cani da guardia:

«Qualcuno ha visto il mio miglior amico? L’ho perso …» Però nessuno di loro ha visto Gigi, il suo miglior amico, e Benny continua il suo cammino, accompagnato dagli uggiolii d’incoraggiamento.

Un gatto bianco sta seduto con fare importante sul ciglio della strada. Il cane non lo rincorre come avrebbe fatto solo il giorno prima; gli si avvicina e da una distanza rispettosa gli chiede:

«Neanche tu ha visto il mio miglior amico? E’ tutta la notte che lo cerco.» Il gatto si mostra comprensivo, purtroppo neanche lui ha visto nessun amico perso.

Sulla piazzetta centrale Benny trova una fontana e finalmente si può dissetare. La fame non è mai tanto noiosa quanto la sete. Rinfrescato, continua il suo viaggio, seguendo la strada.

Ormai è mattina, il cane ha raggiunto la città e il traffico sta diventando sempre più intenso. Le macchine corrono rumorose e sputano nuvole di fumo. Benny non c’è abituato, lui finora viaggiava DENTRO quelle macchine. Si tiene impaurito sul ciglio della strada, ma ormai non capisce in quale direzione andare. Dove bisogna andare quando si cerca un amico perso?

Gli viene in mente che qualche tempo fa il papà spiegava a Gigi come comportarsi in città. “Se ti perdi”, diceva il papà, “devi cercare un vigile. Se invece perdi qualcosa, devi andare in caserma e fare la denuncia.” Così Benny, che ha perso il suo miglior amico, va verso il centro. Là si trovano tutti i palazzi importanti: l’ospedale, il tribunale, e anche la caserma.

Per fortuna, ci sono marciapiedi dappertutto e i semafori che fermano il traffico, perché i pedoni e i cani possano attraversare la strada in tutta la sicurezza.

A mezzogiorno passato, Benny arriva davanti alla caserma. Il portone è chiuso. Deve aspettare che qualcuno esca o entri e solo allora, velocissimo, sfreccia dentro.

Dietro lo sportello c’è seduto un giovane carabiniere. E’ a lui che Benny fa la sua denuncia:

«Buon giorno, vorrei denunciare di aver perso il mio miglior amico. Oppure è lui che ha perso me, non lo so più. Mi può aiutare?»

Il carabiniere lo guarda prima incuriosito, poi triste.

«Mi dispiace, ma la perdita del miglior amico non è di nostra competenza. E’ una questione privata tra i due interessati.»

«Allora come faccio a trovarlo, se l’ho perso?» chiede Benny disperato.

Il carabiniere gli dice:

«Sarà di magra consolazione, ma ne puoi sempre trovare uno nuovo. A proposito, ti andrebbe un po’ di latte?»

Così il cane capisce che non ci può far nulla se il suo miglior amico Gigi non vuole essere trovato, se non continuare a cercarlo come ha fatto finora. Perciò accetta di buon grado il latte e poi si addormenta subito, stanco morto.

 

Quando si sveglia, si ritrova dentro la sua cuccia. La camera è buia. Il suo miglior amico Gigi è sdraiato sul letto, con gli occhi chiusi.  Benny si alza, gli si avvicina e lo sveglia con una leccata.

«Benny, d’accordo che sei il mio miglior amico, ma lasciami dormire, per piacere!» borbotta il ragazzino, mezzo addormentato.

Il cane sorride felice, e torna anche lui nel mondo dei sogni.

 

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