cucinare sano e facile
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Michaela Sebokova

UN ANGIOLETTO CUSTODE

           VERAMENTE MA DAVVERO BRAVO

  

Lo sanno tutti che i bambini non hanno la vita facile. Prima di diventare grandi ci sono tante cose da imparare! Alcuni bambini si rifiutano di studiare: pensano che se non imparano niente, non diventeranno mai grandi. Ma questo è un grave errore! Signore e signori, se lo vogliamo o no, prima o poi diventiamo tutti grandi. E allora sì che è divertente vedere uno grande che pensa di essere ancora un bambino e vuole solo giocare.  E chi impasterà il pane? Chi mungerà la mucca? Chi guiderà lo scuolabus? E ancora, chi ci otturerà i denti e ci porterà la posta e costruirà le case? Giocare è bello, d’accordo, ma è altrettanto bello crescere, imparare a fare, a creare. E la cosa più bella in assoluto che ci può capitare da grandi, è trovare un lavoro che ci piace veramente.

Non è molto diverso neanche per gli angioletti custodi. Quando nascono, sono come bambini: carini, dolci, ma non sanno fare niente di utile. Si rincorrono, s’impiastrano, squittiscono e ridono. Quando poi sono un po’ più grandicelli, vanno a scuola. Gli insegnanti – angeli dapprima  gli insegnano a usare le loro piccole ali, e questa è la parte più divertente della scuola. Poi invece arriva quella difficile: imparare a capire gli uomini. Che cosa pensano gli uomini? Qual è il significato delle loro parole, dei loro gesti? Perché un angioletto custode deve conoscere bene la persona che protegge ed essere sempre pazientemente al suo fianco. Un angioletto custode veramente ma davvero bravo riesce addirittura a cambiare in meglio il suo protetto, e con tempo si trova sempre meno indaffarato. Infatti, se un bambino ascolta con attenzione il quanto gli dice il suo angioletto custode, giorno dopo giorno diventa una persona migliore, più buona con gli altri e anche con se stessa.

Quello di diventare un angioletto custode veramente ma davvero bravo era l’unico desiderio di tutti gli angioletti. Non faceva eccezione neanche il più piccolo tra loro che chiamavano il Triste Angioletto. Non si sa come, non si sa perché, questo Triste Angioletto è nato con una faccina talmente lugubre che durante le recite scolastiche bastava che apparisse e tutti piangevano dirotto. Gli altri angioletti gli volevano bene e ci giocavano, perché era comunque un angioletto molto bravo, gentile e disponibile, nonostante il suo visino triste.

Arrivò il tanto temuto e tanto desiderato ultimo giorno di scuola. Finalmente gli angioletti custodi erano pronti per andare tra gli uomini, a cercare la persona che gli era stata assegnata e a dimostrare di aver imparato bene il loro lavoro. L’Angelo-Preside sapeva benissimo quali difficoltà avrebbe potuto riscontrare il Triste Angioletto se qualcuno l’avesse visto e decise di favorirlo il più possibile: infatti, gli assegnò il Distinto Signore, talmente bravo, preciso e ragionevole che accanto a lui un angioletto custode poteva starsene tranquillo con le mani nelle mani, senza farsi vedere mai.

I giorni passavano e al Distinto Signore non capitava nessun incidente che richiedesse l’intervento di un angelo custode, perciò il  Triste Angioletto quasi - quasi si annoiava. Trascorreva il suo tempo curando il più possibile il suo aspetto:  si tagliava le unghiette, si puliva le orecchie, si lavava il visetto con acqua fredda e quando il tempo era bello lavava la sua camiciola e la stendeva al sole.

Una mattina il Distinto Signore stranamente si distrasse mentre passeggiava nel centro: posò il piede su una macchia d’olio e scivolò. Sarebbe caduto malamente se il Triste Angioletto custode non fosse pronto a sorreggerlo! Così il Distinto Signore ritrovò equilibrio e riuscì a rimanere in piedi. Purtroppo, perché un angioletto custode possa fare un intervento del genere, deve assolutamente apparire al suo protetto. Quando il Distinto Signore vide la faccina avvilita del Triste Angioletto, cadde nella depressione più profonda e da quel giorno non volle più uscire di casa.

L’Angelo-Preside dovette richiamare il Triste Angioletto e mandarlo da un’altra persona. Gli assegnò un ragazzino, lo Sbruffoncello. Il bambino occupava le sue giornate inventandosi le avventure mai vissute e poi le raccontava ai suoi amici. Siccome tutte queste avventure erano appunto inventate, proteggere il ragazzino non era per niente impegnativo.

Purtroppo, al nostro Angioletto neanche questa volta andò meglio della prima. Quando allo Sbruffoncello si ruppe il freno della bicicletta e il Triste Angioletto dovette intervenire per non far finire il bambino nel  fosso e per di più con naso rotto, il ragazzino vide il visetto afflitto dell’Angioletto. Questa immagine era così straziante e angosciosa che il bambino non riuscì più a inventarsi altre avventure mai vissute e la notte si svegliava urlando.

Il Grande Consiglio degli Angeli era sconsolato.

«Che cosa possiamo fare perché il Triste Angioletto custode possa svolgere bene il suo lavoro e che la gente non si spaventi quando lo vede?» si chiedevano gli Angeli. Venne proposto che il Triste Angioletto si coprisse la testa con un lenzuolo. L’Angioletto non si offese, fece come gli avevano suggerito, ma la gente lo scambiava per un fantasma. Allora qualcuno volle dipingergli la faccina perché non sia così addolorata. Il Triste Angioletto acconsentì volentieri; ma con il suo visetto colorato assomigliava a un clown e nessuno lo prendeva sul serio.

Dopo tante esperienze negative il Triste Angioletto si cominciò a disperare. Se nessuna persona lo voleva al suo fianco, come avrebbe potuto diventare un angioletto veramente ma davvero bravo?

Poi un giorno il Grande Consiglio ricevette una richiesta particolare: c’era bisogno di un angioletto custode per una bambina che in un incidente aveva perso la vista. Pensarono subito al Triste Angioletto e lo mandarono in missione.

C’era però già qualcun altro che stava al fianco della Bambina: un cane per i non vedenti. Il Cane dapprima pensò che il Triste Angioletto fosse un nemico e gli ringhiava contro. Quando scoprì che era vero il contrario, lasciò che anche l’Angioletto aiutasse la Bambina. Presto divennero un terzetto inseparabile: la Bambina, il Cane e il Triste Angioletto. L’Angioletto era contento che la Bambina non potesse vedere il suo visino corrucciato e non l’avrebbe mai respinto come avevano fatto altre persone.

La Bambina ascoltava i consigli che le dava l’Angioletto e cercava di seguirli meglio che poteva. Ogni giorno diventava una bambina migliore. Quando la gente l’incontrava, si sentiva sussurrare sotto voce:

 «Avete notato com’è diventata brava quella bambina? Educata, e anche  gentile con tutti! E pensare che ancora poco tempo fa non rispondeva neanche al saluto!» L’Angioletto custode era molto soddisfatto nell’udire tali parole: il piccolo petto gli si gonfiava d’orgoglio e la sua triste faccina diventava quasi bella.

Passò qualche anno. Il Triste Angioletto ormai era del tutto abituato ad assistere la Bambina non vedente quando seppe una cosa preoccupante: la Bambina si sarebbe sottoposta a un intervento che le avrebbe ridato la vista. L’Angioletto era felice per la Bambina ma angosciato per il loro imminente addio. Era convinto che non appena la Bambina lo avesse visto, si sarebbe spaventata come tutti gli altri e l’avrebbe mandato via.

 

Ciò nonostante rimase coraggiosamente al suo fianco durante l’intervento, poi stette seduto accanto a lei sul letto dell’ospedale e l’accompagnò a casa, ancora tutta bendata. Al mattino del giorno quando alla Bambina dovevano togliere i medicamenti, il Triste Angioletto fece la sua piccola valigia e disse addio sia al Cane sia alla Bambina.

Nel pomeriggio la Bambina tornò a casa, i suoi occhi azzurri spendevano di gioia. Cercava invano la presenza del suo angioletto custode che l’aveva aiutata per anni; lo chiamava, gli parlava, lo voleva accanto, proprio quell’angioletto e nessun altro. Infine l’Angelo – Preside non ne potè più delle continue richieste della Bambina e ordinò al Triste Angioletto di tornare da lei.

L’Angioletto, ancora più triste del solito, ubidì. C’era sempre il Cane, il vecchio compare, a far compagnia alla Bambina. Ora che la sua padroncina ci vedeva, giocavano insieme diversamente: correvano dietro alle farfalle e ruzzolavano sul prato e nuotavano nel fiume. Il Triste Angioletto doveva fare molta attenzione ed essere sempre pronto a intervenire. Era grato per ogni giorno che poteva trascorrere con i suoi amici e nello stesso tempo sapeva che prima o poi avrebbe dovuto apparire alla Bambina e sarebbe stata la fine di loro amicizia.

Era un giorno di primavera. Il fiume rombava sordo portando l’acqua dalle montagne. Era uno spettacolo affascinante e la Bambina lo voleva vedere dall’alto. Si arrampicò su un albero e seduta sul ramo come un uccellino curioso guardava l’acqua torbida. Dopo un po’ decise di scendere ma in quel istante il ramo si ruppe. La Bambina cadde giù e atterrò con un urlo. Per fortuna, Il Triste Angioletto le era vicino e la lasciò cadere su un morbido letto di foglie secche; così la Bambina non si  fece alcun male, si spaventò soltanto. Il Cane corse via per chiamare aiuto. L’Angioletto si sedette vicino alla Bambina, le teneva la mano e le diceva di stare tranquilla.

Quando la Bambina aprì gli occhi e vide accanto a sé il visetto straziante dell’Angioletto custode, sussultò per la sorpresa. Poi gli sorrise e gli disse dolcemente:

«Tu, angioletto mio, sei un angioletto custode veramente ma davvero bravo. Ti voglio tanto bene e voglio che tu rimanga sempre al mio fianco.»

E così il Grande Consiglio di Angeli potè fare un bel sospiro di sollievo. Finalmente anche il più piccolo dei loro angioletti custodi, il Triste Angioletto aveva trovato una casa. Una casa, dove non avevano paura della sua faccina triste, ma lo accettavano per com’era nel suo cuore. Un angioletto custode veramente ma davvero bravo.

                                                                                                FINE

 

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