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"Paulina e l'Acqua della Vita" - la FIABA

 

 

Ecco per voi la mia fiaba preferita, "Paulina e l'Acqua della Vita". Questa splendida illustrazione è stata creata appositamente per la fiaba, dalla bravissima illustratrice LAURA RIGO.

Grazie Laura, per averci permesso di utilizzare il tuo lavoro su questo nostro sito.

Michaela Sebokova   -  Paulina e l’Acqua della Vita

 

Parte Prima : Matilde

 

C’era una volta una malandata casupola di legno, nascosta dietro tre oceani profondi, cinque paludi piene di zanzare e sette montagne di vetro. Ci abitavano la piccola Paulina e la sua mamma.

Nella casupola, oltre al giaciglio accanto alla stufa, c’era anche un angolo riparato, per tenere al caldo il bene più prezioso che la famigliola possedesse: una gallina bianca di nome Matilde. Matilde ogni giorno faceva un uovo, che si metteva scrupolosamente dentro un cestino di vimini per poi essere barattato.

La mamma di Paulina era molto malata, così la bambina doveva pensare a tutto da sola. Il pavimento era sempre spazzato e le finestre lucidate. Sul treppiede era appeso un paiolo, dove cuoceva l’unico pasto della giornata: una minestra fatta di una patata, due foglie di cavolo, una cipolla e due manciate di erbe di campo. Però, piccola com’era, la bambina non riusciva a trasportare la legna pesante, e i ramoscelli che raccoglieva bastavano appena per cucinare qualcosa di caldo. Così, da mesi vivevano solo con quello che Paulina riusciva a trovare nei campi e con le uova di Matilde.

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Parte Seconda : La Tartaruga

 

La prima notte, Paulina dormì sotto un albero di quercia, accumulandone le foglie cadute e creandosi così un bel lettino morbido. Non aveva paura del buio: c’era la Luna che sorrideva rassicurante e, le stelle, sorelline, ammiccavano. La mattina, mangiò due focaccine e continuò verso il Tramonto. A mezzogiorno dovette abbandonare il sentiero, perché si curvava verso nord e l’avrebbe portata chissà dove. Così, si trovò ad arrampicarsi sulle colline, tra i cespugli e l’erba alta. Trascorse la seconda notte in un pagliaio. All’alba, si rifocillò con le focaccine e con qualche mirtillo raccolto durante il cammino. Scendendo dalla collina, ogni passo la avvicinava a un lago enorme che si estendeva a perdita d’occhio. Arrivata sulla riva, Paulina s’inginocchiò e bevve l’acqua fresca. A qualche metro di là, nel mezzo dei canneti, vide qualcosa muoversi debolmente. 

Non ci pensò due volte: si rimboccò le gonne e si avvicinò a quell’essere strano. Guardò da destra, guardò da sinistra, ma non ne venne a capo.

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Parte terza : Il Leone

 

Verso il crepuscolo, notò un gruppo di alberi, una macchia verde nel mezzo della vegetazione secca. Vi si diresse, intuendo che in quel posto doveva esserci dell’acqua. Quando fu abbastanza vicina da poter toccare i rami degli alberi, carichi di frutti sconosciuti, udì un ruggito talmente forte che si bloccò di colpo per lo spavento. Si nascose dietro il tronco di un albero e aspettò. Tornò il silenzio. Aspettò ancora. Niente. Poi la sete vinse la paura e Paulina decise di avventurarsi nel mezzo dei cespugli, per cercare una sorgente.

Trovò un pozzo, dove andavano ad abbeverarsi gli animali. Vide diverse impronte nella sabbia, ma gli animali non c’erano. Forse li aveva spaventati quel suono terrificante che aveva sentito prima. Si chinò e bevve avidamente. L’acqua era calda e un po’ torbida, ma dolce e dissetante, come solo l’acqua sa essere.

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Parte quarta : Il Condor

 

È l’ultimo pezzo di strada da fare, pensò la bambina, ma come sono alte queste montagne! Stava seguendo un sentiero, o meglio una traccia di sentiero, adatto piuttosto alle capre selvatiche. Scivolava spesso, cadeva, si scorticava le mani e le ginocchia; ma ogni volta si rialzava, rifiutandosi di cedere.

Prima di mezzogiorno raggiunse un piccolo altopiano. Qui finalmente cresceva un po’ di erba e c’era anche qualche albero contorto e sofferente. Paulina si sedette sotto uno di questi alberi, per riposarsi e per mangiare qualche frutto di marula e la sua ultima focaccina. Stese per terra la coperta, si sdraiò e fu vinta dalla stanchezza. Si addormentò senza neanche mangiare.

Si svegliò di soprassalto, con un terribile senso di colpa. Era il quinto giorno del suo viaggio, aveva già consumato metà del tempo che aveva a disposizione, e non era ancora arrivata a destinazione. Rimase sdraiata ancora per qualche secondo, gli occhi preoccupati rivolti verso il cielo, in una muta richiesta di aiuto.

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Parte quinta : I Guardiani della Fonte

 

Quando riaprì gli occhi, si ritrovò dentro una capanna. Qualcuno l’aveva trasportata fino a un giaciglio fatto con pelli d’orso e l’aveva avvolta nella sua coperta di lana. Il sole stava illuminando l’interno, passando dalla porta aperta. L’arredamento era semplice e di dimensioni alquanto ridotte: un tavolo, due sedie di legno, scaffali pieni di vari oggetti, una credenza. C’era un bel caminetto acceso: il suo tepore era piacevole e il profumo di quello che stava bollendo dentro il paiolo faceva risvegliare l’appetito.

Paulina si alzò e uscì dalla porta, per ringraziare gli abitanti della casa per la loro ospitalità. Quasi inciampò, sulla soglia, scontrandosi con chi stava appunto entrando. La bambina vide stupita che si trattava di un folletto. Lo salutò cortesemente: «Buongiorno, signore, grazie di avermi fatto riposare nella sua casa. Io sono Paulina, e sto cercando la Fonte dell’Acqua della Vita.»

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Parte sesta: Il Mercante


Mentre la bambina riposava, oltre le Montagne-che-toccano-il-Cielo dove abitava il Condor, oltre la Savana con il Leone pieno di bruciature, oltre il Grande Lago della vecchia Tartaruga con la zampetta ferita e oltre le colline di passaggio, cioè a casa di Paulina, succedevano cose poco buone.

Il Mercante era riuscito a vendere l’uovo magico di Matilde e con il ricavato aveva comprato due poderi, cinque cavalli, otto buoi e dodici mucche. Dopo aver sistemato le sue nuove proprietà, aveva deciso di recarsi personalmente a casa della bambina, per mettere le mani sulla gallina.

Entrò senza bussare. La mamma di Paulina era sdraiata a letto, esausta. Il Mercante si guardò intorno con fare furtivo. La casetta era piccola e povera, non c’erano tanti nascondigli. E poi, la gallina bianca era lì, in bella vista: dormicchiava accovacciata nel suo cestino. Il Mercante le si avvicinò e la sollevò. Matilde si svegliò di colpo e cominciò a dimenarsi.

Sentendo il trambusto, anche la mamma di Paulina si destò e chiese, debolmente: «Chi è lei? E cosa vuole fare a Matilde?»


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Parte settima: Aeternus

 

Paulina si svegliò riposata. Nella casetta non c’era nessuno. Sul tavolo trovò un piatto con due grosse fette di pane, un pomodoro e un pezzo di formaggio di capra. Mangiò con gusto, affamata, e solo dopo si avventurò fuori.

La radura era piccola e ordinata. Il prato era falciato, gli attrezzi da lavoro ben allineati a fianco della casa. C’era una capretta che brucava tranquilla, le facevano compagnia tre pecorelle e qualche gallina. I folletti non si vedevano, ma li si sentiva parlottare. Paulina seguì le voci e trovò un sentiero che portava nel bosco. Sotto gli alberi il sole non arrivava e dappertutto regnava la penombra.

 

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Parte ottava: Dov’è Matilde?

 

Paulina arrivò a casa nel primo pomeriggio.

«Madre cara, sono tornata!» esclamò felice, appena varcata la soglia. Ma la mamma non le rispose. Giaceva nel letto, debolissima, solo gli occhi aperti e pieni di amore facevano capire che era ancora viva.

«Vi ho portato l’Acqua della Vita, madre mia, bevete, vi guarirà!»

La bambina le accostò l’Ampolla Magica alle labbra screpolate e fece entrare in bocca qualche goccia di prezioso liquido. Attese impaziente, ed ecco! Dopo pochi minuti le guance della mamma si colorirono. Dopo un altro po’ riuscì a sedersi e abbracciare la figlia che credeva perduta per sempre. Dopo un’ora già camminava, e la sera aveva preparato una gustosa cena.

 

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Parte nona: L’Acqua della Vita



 

La mamma non dovette sforzarsi a cercare i malati: quando tornò a casa, c’era già una fila lunghissima di gente malata. Giacché non doveva essere un segreto, Paulina raccontava a tutti di come la sua mamma, ancora ieri sul letto di morte, oggi era già uscita per andare al mercato.

La bambina faceva entrare le persone malate in casa, una per una, e dava a tutti poche gocce di Acqua della Vita. Vennero mamme disperate con i bimbi malati, uomini che avevano perso gli arti in guerra, persone ceche o sorde dalla nascita, persino alcuni lebbrosi. Come promisero i folletti, l’Ampolla Magica si svuotava molto lentamente: quando, a sera tardi, Paulina aveva curato oltre cento persone, era ancora a metà.

 

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